Obiettivo di riflessione: gemellaggio tra le stagioni dell’anno e quella della vita. Ci viene naturale pensarlo per noi, per i nostri antenati, per i nostri nipoti: generazioni future che oggi si affacciano al mondo. Soprattutto per loro mi sembra importante sottolineare la necessità di vivere al meglio ogni stagione.
Un luogo comune ripetuto da almeno due secoli a questa parte, in ogni occasione d’imbarazzo, o scarsa fantasia, recitava: “non ci sono più le mezze stagioni.”
Dall’osservazione di un antico detto, alla realtà palpabile del rivolgimento delle stagioni il passo è breve, ma non banale.
Oggi le previsioni sono sempre più precise a lungo termine, ma spesso nell’entroterra le aspettative vengono disilluse o si verificano eventi previsti solo a macchia di leopardo.
È come se la natura fosse disorientata e avesse perso il suo ordine cosmico, non è capriccio di un destino crudele ed ineluttabile, ma il risultato di comportamenti umani superficiali e non lungimiranti.
“Gutta cavam lapidem” dicevano i nostri antenati della Roma antica e noi come gocce incessanti operiamo per conservare il nostro ambiente di vita con cura e con amore nella concretezza dei piccoli gesti.
Noi singolarmente possiamo fare poco, ma quel nostro “poco” facciamolo ogni giorno attraverso il riciclo dei materiali scartabili, il monitoraggio e la diminuzione degli sprechi, la premiazione mediante l’acquisto di prodotti più sostenibili.
Le buone pratiche si imparano piano piano e sono sorprendentemente contagiose, soprattutto nei piccoli centri, nelle città di provincia e speriamo in futuro sempre più anche nelle grandi.
Questa rivoluzione dal basso, si attua lentamente perché siamo troppo pochi, a causa di coloro che si ostinano a dire: lo facciano i giovani, lo facciano gli altri, dimenticando che più siamo più facciamo.
Tutti insieme siamo efficaci cominciando a cambiare mentalità senza nasconderci solo dietro l’inerzia o l’inefficienza delle istituzioni.
Il rispetto dell’ambiente e delle sue creature permette il mantenimento di un equilibrio, che altrimenti finirebbe per spezzarsi irreversibilmente.
Con pochi gesti attenti possiamo fare la differenza perché tutte le stagioni che attraversiamo nell’anno e nella nostra vita hanno bisogno di cura, affetto ed attenzioni.
La nostra stessa esistenza è fatta di cicli.
A mano a mano che procediamo nelle nostre vite mutiamo, attraversiamo momenti gioiosi, difficoltà, di sosta, di fatica, ma ciò che dobbiamo tenere sempre presente è aver cura di noi stessi, in ogni singolo giorno.
Dobbiamo cogliere e coltivare la bellezza delle nostre stagioni:
- dalla primavera, risveglio delle creature, tempo di amore e di rinascita,
- all’estate lussureggiante, generosa di frutti, di ore e di sole,
- all’autunno, crepuscolo discreto e commovente di colori sfumati,
- all’inverno tempo di ritiro, riposo e riflessione.

Tuttavia esse sono imprevedibili e contrastanti: guai, infatti, a fermarsi alla superficie perché le stagioni, nascondono in sé risvolti e contraddizioni sorprendenti: la primavera è gaia, ma, se troppo esuberante, produce effetti indesiderati, così come l’adolescenza alle creature in fiore regala malesseri e turbamenti difficili da spiegare e spesso da comprendere.
La spensieratezza tanto decantata spesso, anche se non sempre, è nostalgia adulta per quello che è stato.
Quante primavere infelici si ricordano con indulgente tenerezza, ma sono proprio loro che ci hanno fatto crescere. E l’estate?
La stagione vitale, baldanzosa, ridente che potremmo identificare della prima maturità, è anch’essa ben faticosa palestra di vita in cui si teme di non riuscire e poi invece, inaspettatamente, si raggiunge uno scopo, per poi ricominciare a cercarne un altro.
Uomini e donne percorrono nuovi sentieri, spesso sconnessi e intricati, ci cadono, si rialzano con maggiore difficoltà rispetto a quando erano più giovani, ma si rialzano seppure a fatica grazie alla loro perseveranza.
L’umiltà e l’accettazione sono conquiste difficili e dolorose che si raggiungono dopo continui tentativi, vittorie, sconfitte, pareggi, non-sensi in cui spiccano le nostre fragilità.
In tutta la vita riecheggia il bisogno di creare con entusiasmo e di fretta: una febbre, una frenesia gioiosa di realizzazione ci pervade, ci completa e quel progetto realizzato ci fa sembrare tutto nuovo, compresi noi stessi, aprendoci prospettive e orizzonti fino allora impensabili.
Ad ogni nuovo progresso, una grande gioia si affaccia nell’anima e non conta più se sei giovane o vecchio, bello o brutto perche’ sei pervaso dal Flusso della vita.
Il cambiamento riserva una sorpresa mai conosciuta delle proprie risorse, mista a sconcerto e questo processo meravigliosamente estenuante, è l’unico che ci fa sentire in pienezza, perché ogni volta ci dona l’occasione per ricominciare.
L’autunno, quello del cuore, ci prepara all’inverno.
Contiene in sé tutti i colori delle esperienze già vissute che si fondono e si dipanano come in un immenso caleidoscopio di sfumature, ricordi, odori, sensazioni a cui attingere per riconoscere con particolare vividezza i toni della vita presente.
È quieto l’autunno, ma impetuoso nell’anima quando si apprestano cambiamenti importanti.
Si impara con fatica ad accettare il trascorrere del tempo, la diminuzione delle forze, la fragilità diventa compagna devota quando non invadente.
Tuttavia, una nuova dolcezza si affaccia nel cuore se la mente rimane ben salda e l’incanto dei ricordi accompagna la vita orientandone le scelte, le azioni, i pensieri.
Questi ultimi trascolorano nel passato ed osservano il presente trasformandosi in concreta esperienza.
E l’inverno srotola i giorni con calma, la lentezza imprime al da farsi un ritmo diverso, nel quale il tempo che resta si dilata nelle piccole cose preziose: abitudini, riti, attese, che si librano nelle ore libere dagli antichi lavori.
Ci sono più svaghi, più tempo tutto è di più nel bene e nel male: ogni attimo prezioso non può essere sprecato e la riconoscenza si affaccia nel cuore verso la vita che ci ha donato tanto, verso le piccole cose consuete, verso di noi che con pazienza ci siamo curati, ed accompagnati per mano al nostro destino ridisegnandolo ogni giorno con la cura del cuore.