Autostimarsi per stimare

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Obiettivo di riflessione:
Vogliatevi bene questo è l’augurio con cui la giornalista del sabato chiude la sua trasmissione dedicata al benessere , con leggerezza, con soavità e sicura fermezza invita tutti noi ad autostimarci il perché è interessante ed e alla base dei rapporti sociali: ama l’altro come te stesso.

Spesso nel comune parlare si nomina tanto l’autostima ma cosa intendiamo dire veramente quando facciamo riferimento a questo termine tanto usato ed altrettanto spesso abusato?

Senza addentrarci in tecnicismi psicologici possiamo rifarci all’etimologia della parola: auto cioè riferente a SÉ stessi e stima cioè valutazione. Quindi autostima = valutazione di se stessi.

Valutazione di SÉ stessi intesa soprattutto come amore di SÉ stessi, amore per SÉ stessi. 

Amore, rispetto, riconoscimento, tutti valori intrinseci all’autostima, che hanno una radice antica, cioè risalente all’infanzia, ai rapporti con i propri genitori, alle figure di accudimento con le quali siamo cresciuti e dall’interazione delle quali ciascuno di noi ha appreso cosa significasse la parola stima.

Stima per SÉ stessi quindi è qualcosa che abbiamo appreso nel tempo, con la vita sociale specchiandoci negli occhi dei nostri genitori, educatori  e poi amici e conoscenti.

L’autostima È il termometro dell’amore di SÉ: esso si nutre di vita e di azione si alza e si abbassa in base a ciò che facciamo, ma soprattutto ai risultati che otteniamo nell’esperienza di ogni giorno.

Le oscillazioni di questo termometro sono causate anche da come viviamo le relazioni, dalla soddisfazione che proviamo nel fare il nostro lavoro o nel dedicarci ad un’attività che amiamo e nel farlo con soddisfazione.

Poiché però spesso siamo discontinui, incoerenti sia nel fare che nel relazionarci, le persone con cui interagiamo non corrispondono ai nostri desideri e allora cominciamo a cadere nell’autocommiserazione e nella desolazione e qui che il termometro dell’autostima scende vorticosamente.

Allora entriamo nel circolo vizioso della paura di non essere amati, di essere giudicati, di essere abbandonati diventando sempre più confusi e goffi nei nostri atteggiamenti verso gli altri e il mondo.

Crediamo di non valere più nulla e mettiamo in discussione da capo tutti i nostri valori, li dimentichiamo…. 

Questo ci rende infelici ed insicuri realizzando nei fatti una triste profezia che si auto avvera: non valiamo.

Qui è il nocciolo del problema ricominciare l’inventario dei nostri difetti sempre da capo e dimenticando le risorse a cui attingere nei momenti di difficoltà.

L’assolutizzazione dei difetti o dei pregi è il nostro grande limite. mancanza di realtà ed umiltà nel riconoscere le nostre fragilità e nell’affrontarle con ferma gentilezza, con ferma delicatezza riconscendoci il diritto – dovere di lavorare ogni giorno su noi stessi con pazienza e semplicità, facendoci aiutare se non riusciamo da chi fa per mestiere proprio questo: far uscire da dentro di noi le meravigliose potenzialità che abbiamo.

Anche per farci aiutare ci vuole realismo ed umiltà, non e facile per chi è sceso in fondo chiedere aiuto.

Spesso però è l’unico modo per ricominciare a credere in noi stessi e nel mondo intorno a noi.

Infatti non possiamo stimare nessuno se non ci auto stimiamo, tutto ci diventa ostile ed indifferente, una maschera di cinismo e di disincanto avvolge il nostro io rendendoci morti viventi.

Ci vuole coraggio per ricominciare ogni giorno a sperare, ma se ritorniamo a quando eravamo bambini allora ritroveremo in noi la forza di rialzarci dopo ogni caduta senza vergogna verso noi stessi con umiltà, verità e tanto sano realismo.

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Marialuisa Albertone
Campagna per sognare citta ‘ per lavorare stanno fra loro come sole e luna, non le scambierei mai. La Natura è vita è futuro.
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